Immaginate di entrare nel vecchio garage del nonno, quello chiuso da una vita, e sotto un telo, in fondo alla stanza, vedete qualcosa. Scoprite così che una delle sue passioni erano le moto e quella sotto il telo è bellissima, porta con sé il fascino del tempo che fu.Tempo che però, oltre a donarle la bellezza delle cose passate, l’ha anche invecchiata, corrosa, in alcuni punti danneggiata. La manopola del freno, una parte della carena, un piccolo ingranaggio. “È irrimediabile” penserete, “chi venderà mai pezzi di ricambio di una moto di 50 anni fa?!”. Ecco, è in quel momento che entra in gioco la “Reverse Engineering”, il sistema attraverso il quale siamo in grado di restituire una nuova vita alle cose. Come?

Il sistema è tecnologicamente molto avanzato, ma si basa su un concetto molto semplice: uno scanner “studia” volume e sagoma di un oggetto danneggiato, fornisce ai nostri computer indicazioni tramite dei “punti” cardine e su queste basi si ricrea ingegneristicamente un pezzo. La mano dei nostri operatori interviene per calcolare al millimetro le misure per il massimo della funzionalità e poi si procede alla stampa in 3d, nel materiale che si ritiene più funzionale. La moto del nonno può tornare a nuova vita, velocemente e senza costi eccessivi.

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