Stampare in 3d significa anche scegliere il metodo, lo strumento e il materiale di produzione. Un filone è quello della sintetizzazione di polvere, con tecnologia MJF. Come funziona? Abbiamo 3 protagonisti nel lavoro: la polvere, appunto, un reagente e una lampada. Il piatto di stampa è in grado di muoversi lungo una linea verticale, su e giù, su di esso viene depositato un primo strato di polvere, sulla parte da stampare vengono rilasciare delle goccioline di reagente e la lampada passa per fondere polvere e reagente, che danno vita al primo layer. Una volta terminato il primo strato di stampa, il piatto scende per permetterne il secondo e la procedura è replicata: polvere, reagente, lampada. A questo punto avviene anche la “fusione” del secondo strato con il primo. L’oggetto prende man mano forma.

In questa procedura la temperatura di fusione è altissima e la camera interna alla stampante diventa rovente, al punto che servono aspettare almeno 6 ore prima di aprire il vano. I vantaggi della stampa a polvere sono essenzialmente tre:

1) minore tempo di stampa: è massimo di 12 ore, a volume pieno;

2) più forza di coesione meccanica: nel caso della stampa 3d con filamento, immaginate un tubetto di maionese che deposita uno strato di salsa sopra l’altro. Alla giuntura dei due strati la forza meccanica è più scarsa e il rischio di rottura è maggiore. Con la polvere questo non succede, la resistenza ha la stessa forza in ogni parte del pezzo;

3) assenza di supporti: la polvere funge essa stessa da supporto, quando bisogna stampare un oggetto che sotto di sé ha il vuoto. Il filamento, per forza di gravità, cadrebbe se non venisse stampato anche un supporto (da staccare successivamente). Con la polvere questo non accade.

Nei prossimi articoli vi parleremo delle caratteristiche della stampa con filamento e in resina.

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