La storia della stampa 3d affonda le sue radici agli albori degli anni ’80, periodo di grande fermento tecnologico e innovativo. Qualcuno fissa la data nel 1981, quando Hideo Kodama – prima di tutti – presenta un brevetto in cui è descritto il sistema di polimerizzazione della resina laser.

Molti sostengono che invece il vero e proprio “parto” risale al 1986, quando Chuck Hull ottiene il suo brevetto per la stereolitografia, cioè la tecnica che permette di realizzare singoli oggetti tridimensionali a partire da dati digitali elaborati da un software. Nello stesso anno altri ricercatori tra cui Carl Deckard, Joe Beaman e Paul Forderhase hanno un’intuizione geniale: sostituire il materiale di produzione, passando dalla resina al Nylon, ossia da un liquido a una polvere. La polvere, essendo un solido, non ha bisogno di supporti, e conduce a una serie di vantaggi dal lato pratico. È solo l’inizio di un lungo viaggio attraverso scoperte, miglioramenti e affinamento di tecniche e materiali.

Negli anni ’90 le stampanti 3d più diffuse sono quelle del signor Hull, ma i giganti della tecnologia si muovono: nel 1993 il MIT (il Massachusetts Institute of Technology di Boston) introduce la stampa 3d a colori; nel 1995 al Fraunhofer Institute, nasce il metodo del Selective Laser Lelting, grazie al quale è possibile produrre oggetti solidi, con una densità molto simile a quelli dell’industria tradizionale; all’inizio del nuovo millennio si affinano le tecniche relative ai materiali di produzione e nel 2005 la nuova svolta: viene ideata una stampante che stampa se stessa. Il mondo della stampa 3d è esploso. Nel 2010 entra in gioco anche la Nasa, grazie alla cui collaborazione viene introdotta l’ipotesi di utilizzare il cemento come materiale di stampa. Nel 2019, in Cina, viene inaugurato un ponte lungo quasi 10 metri interamente stampato in 3d.

All’inizio del 2020 si inaugura un nuovo filone delle costruzioni, grazie a un progetto per l’utilizzo di cemento sostenibile, con cui realizzare addirittura case. E visto il fermento innovativo tutt’oggi presente nel settore non è assurdo sognare delle nuove prospettive edilizie. Ad esempio: fra 200 anni abiteremo solo in villette stampate in 3d? Forse sì.

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